Beati gli ultimi
"Pura follia, Berlusconi non deve candidarsi; è stato sconfitto politicamente: ormai è finita un’epoca”. E ancora, immaginifico: “Con Berlusconi alla guida, il Pdl è lanciato a fari spenti nella notte contro a un muro”. Così compariva ieri sul Fatto quotidiano, per una volta non come uno sputazzato nemico di classe, Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi e amico nonché collaboratore di questo giornale. Compariva nella veste dell’intervistato a dare un giudizio sulla ventilata (almeno fino a quel dì) ricandidatura del Cav.

"Pura follia, Berlusconi non deve candidarsi; è stato sconfitto politicamente: ormai è finita un’epoca”. E ancora, immaginifico: “Con Berlusconi alla guida, il Pdl è lanciato a fari spenti nella notte contro a un muro”. Così compariva ieri sul Fatto quotidiano, per una volta non come uno sputazzato nemico di classe, Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi e amico nonché collaboratore di questo giornale. Compariva nella veste dell’intervistato a dare un giudizio sulla ventilata (almeno fino a quel dì) ricandidatura del Cav., e soprattutto a dire la sua sulla separazione non troppo consensuale tra Cl e Silvio Berlusconi in corso tra Strasburgo, il Pirellone e le segrete stanze del Pdl. L’amore che strappa i capelli è finito: “Alla grande fiducia di un tempo corrisponde oggi una grande delusione”. E il primo commento che è venuto in mente, senza inutile malizia, è stato un evangelico “beati gli ultimi”.
Il direttore di Tempi non è tanto “uno degli esponenti più influenti di Cl”, come cerca di collocarlo il Fatto in un suo organigramma immaginario. E’ soprattutto un militante storico generoso e uno scrittore altrettanto generoso e pugnace, e in questo sì che è un perfetto interprete del sentire della base ciellina e della pancia, non solo milanese, del movimento. Non si è mai tirato indietro da un suo leale e donchisciottesco berlusconismo, e a onor del vero era stato uno degli ultimi (di Cl) un anno fa a gettarsi a mare e saltare sulla zattera salvifica di Monti. Ora con lui, beati ultimi nel mondo cattolico, i ciellini salutano simbolicamente il berlusconismo, seppure fosse chiaro da tempo dove stessero parando politicamente.
Ma i passaggi simbolici hanno un valore, e questo chiude un’era. Se il loro sarà un tirare i remi in barca dalla politica, come pure molti indizi fanno pensare, ancora non si sa e senz’altro non lo sarà di tutti, per lo meno nel nome di quella “responsabilità personale” che lo stesso giorno Mario Mauro rivendicava per il lavoro politico. Ma di certo il cambiamento di posizione dei ciellini non è solo una curiosità statistica. Cl è stata (e per quel che risulta ancora è) l’unica forza cattolica organizzata della Seconda Repubblica dotata di un suo reale, per quanto relativo, peso politico, l’unica in grado di spostare una quota di voti veri, e non voti immaginari e zero virgole come la maggior parte delle altre sigle. Che se ne vada ora in libera uscita dal berlusconismo (da un Pdl senza più Berlusconi non è dato sapere) è un fatto politico, non un convegno di Todi. Cl inoltre è sempre stata una forza obbediente alle indicazioni delle gerarchie, difficilmente si esporrebbe senza un giudizio condiviso. Resta il problema della nuova barca su cui ripartire. Roma non è ancora locuta, anzi balbetta un po’. Per ora ha invitato i fedeli a prendere il largo, si vedrà se avranno pure una rotta.